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“HARMONIA MUNDI FOR JOSEPH
BEUYS”
In the multitude
of kind intermittences
in the brown hour of dusk
still no sound.
In the red and purple hour
green becomes grey
an uncertain whispering kindles
and suddenly fades away.
It wrings your heart
in the dark hour of dark blue
gloomy thunders and distant
yellow stars
thousand years distant.
But in the hour of the light blue moon
the unforeseeable rod
raves fluxes and refluxes
shapes, blows up, wheels.
At midnight
the golden hour sings:
report of meanings or
invitation to give and love?
Snaps one in the dark orange
of ambrosia and sangria
very small cosmogonies
their rites
crazy crickets, so crazy:
the world sleeps!
It’s the silver of the first breeze
that smells of lovers
you can see the moon no longer
Venus is the lighthouse
And the dawns comes
the impossible combination
of pink, ochre.
The hope of men-kings
rings.
Alzek Misheff, Acqui,
august 11
2007
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QUATTRO POESIE PER L’ORATORIO “LE
VOCI DELLA TERRA VIVENTE”
musica di Marlaena Kessick
“Acqua”
Credenza pi_ remota dell’universo:
quante brucianti stelle cadenti
si sono spente nel liquido
che avvolge e precede il tutto
e
quante miriadi di desideri
riflessi nel firmamento raddoppiato
e
quante notti, la stessa notte ancora,
sogna le ali di una farfalla
il suono che pesa in acqua
quando ribatte in riva,
e
quanto lontano, ma forse ieri
lo stesso mormorio in apparenza
che vede inoltre e in trasparenza
avvia il vero pi_ vero del vero,
Giovanni Battista immerso nei flutti
e
tempo dopo
Ë il maturo Agostino
da Ambrogio immerso
e convertito
intravede per dirci ancora
“dubito, dunque sono”-
dinamica certezza unica sua
dell’amore universale divino.
“Aria”
Qualsiasi suono veloce
in tutto ciÚ che Ë solido
si propaga,
ma nell’aria rarefatta vive
e svanisce piano.
Soffia vento d’estate
e nei limpidi ruscelli
si trattiene il respiro
corpo senza peso
e aprendo occhi
per la prima volta
si impara a volare
Soffia il vento nei capelli
e la voce di Orfeo
cerca, trova, perde l’Eco.
“Terra”
Nel tempo breve di un qualche suo sussulto
ascolta la terra
il pi_ ancestrale ricordo e suono
con tutto il corpo tuo
udito.
Sfere risonanti
ventotto luci della Luna
dei sette toni e vocali greche
dei quattro elementi
e proseguono
metallurgici espedienti esperimenti
abilmente nascosti
della natura tre volte felice
che da sola partorisce
oro brillante
e nel frattempo
cattedrali di luce
Canti gregoriani.
“Fuoco”
Uccello che non brucia
rinascita felix
felici come si puo' essere
senza dare ?
Socrate per la felicita'
fa quello che
per natura deve fare
dialogo trascendentale
esterno l’uomo
lievita in trecento anni
e la voce nuovissima
si da in vita per sempre
amando il prossimo suo
come se stesso .
Dal silenzio delle fiamme
inaspettata
una scintilla
spara.
Bruciare nell’amore.
Alzek Misheff Acqui, gennaio 2007
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CREED
(without economy)
In a short space of time
After philosophers had invented
The destruction of God
And artists had believed
And abandoned their work
And their place was quickly taken by speedy
architects and tailors
Who with their water for making soap bubbles
Seemingly innocuous
Corroded all God's beauty
And goodnes under heaven
And under the stars since time began.
Shortly afterwards began a new period
Of wayfarers and navigators with no destination
Camouflaged as tourists.
A.M. (1999)
TRIENNALE - HUMAN TECHNOLOGY
- INTERVIEW
«Banca Europa», agosto 2004
ALZEK MISHEFF E MARCO COMELLI:
INTERVISTA /INTRODUZIONE/POSTFAZIONE CONCERTO
INAUGURALE "HUMAN TECHNOLOGY" TRIENNALE
DI MILANO, 13 MAGGIO 2004 (con Maurizio Barbetti-
viola)
Il pianoforte suonato a distanza muovendo
i tasti attraverso una bacchetta a infrarossi
: Al posto del sintetizzatore elettroacustico
del XX secolo, il meccano per eccellenza
del XVIII e XIX , che ora risponde alla sensibilità
e al tocco della mano che si muove nell’aria.
La dinamica e l’espressione di questo tocco
in tempo reale possono diventare così delicate
o veloci da mettere alla prova più impegnativa
anche i più abili virtuosi e il loro modo
tradizionale di suonare gli strumenti.
Lightning II è una bacchetta a infrarossi
che permette di suonare su una tastiera collocata
nello spazio davanti a chi suona, ma del
tutto invisibile. La "tastiera"
percepisce la posizione e i movimenti della
bacchetta e li trasforma in segnali MIDI con
cui è possibile controllare qualunque strumento
o apparecchiatura predisposti.
Disklavier è l'evoluzione di una invenzione
del 1896 che grazie a un sistema meccanico
e pneumatico permetteva di perforare dei rotoli
di carta ottenendo una registrazione di quello
che veniva eseguito sulla tastiera . Si conservano
anche esecuzioni di Debussy e Ravel.
Nel 1987 Yamaha ha acquistato il brevetto
e lo ha migliorato con le tecnologie del
XX secolo . Con un sistema sofisticato di motori
elettrici si riesce a ottenere il completo controllo
dell’esecuzione e della sua riproduzione.
Il suono viene creato azionando i martelletti
e percosse le corde di un pianoforte
tradizionale.
Alzek Misheff suona da otto anni con il
Lightning II, unico in Italia, e tre anni
fa ha intuito la possibilità di legare
il tocco aereo , sensibile e preciso del Lightning
con la risposta fedele del pianoforte a coda
Disklavier . Nel 2003 all‘Auditorium di Milano
ha realizzato un concerto che vide
impegnati oltre il suo Disclavier altri tre
pianoforti, viola, clarinetto basso e un altro
Lightning suonato dal suo inventore, il californiano
Don Buchla .
M.C. Usi suoni "naturali" e
un'interfaccia "innaturale", ossia
non quella
tradizionale dello strumento che quei
suoni produce. Qual'è il programma
artistico?
A.M. E' proprio cosi : anzi potrei
esagerare per essere più esplicito, se
la tecnologia lo permettesse si potrebbe immaginare
un violino Stradivari e il suo archetto
azionati da due sensibilissime
bracci a, ancora "più sensibili "
delle mani umane ma da queste in qualche
modo controllate e dirette.
Del resto gli strumenti acustici tradizionali
hanno, forse sono, interfacce vere
e proprie, tra il musicista e il meccanismo,
per quanto semplice, che produce il suono: corde,
ancia vibrante, pelle tesa su un telaio. Questa
loro natura non è evidentemente in modo uguale.
Maggiore è il coinvolgimento del corpo della
persona, minore è l'evidenza dell'interfaccia.
L ' "embodiment" del suonatore
del violino è più debole di quello che suona
lo strumento siciliano a bocca o del tamburello
. Ancora più debole è quello del
pianoforte, non solo per aumento della distanza
fisica dal corpo umano, ma perchè le dita agiscono
indirettamente attraverso un sistema di leve.
Quindi l'interfaccia di violino e pianoforte
è più consistente. Detto questo, l'interfaccia
"innaturale", la bacchetta a
infrarossi, viene considerata come un'altra
e diversa possibilità di "come" sollecitare
le corde. Ma non è solo questione di come
si sollecitano le corde. Attenzione: cambiando
l'interfaccia si interviene anche sul suono.
Questo modo diverso di toccare le corde ha
prodotto non solo nel pianoforte
un nuovo timbro, sopratutto nei
pianissimi, nella velocità delle scale o nella
dinamica, ma richiede uno sforzo per poter
inventare un diverso e nuovo modo di suonare
e pensare in musica.
Con l ' aumentata possibilità espressiva
del pianoforte, il programma artistico
diventa vicino ad esperienze dove conta
non tanto la struttura armonica (con l'impiego
di dieci dita ) quanto per esempio, la bellezza
del suono della melodia cantabile (essendo
Lightning interfaccia-controller sostanzialmente
monofonica (nel senso di un suono alla
volta) e gli accordi sono in realtà arpeggi
estremamente veloci (mille secondi), indistinguibili
comunque dagli accordi tradizionali.
M.C. In prospettiva, il disaccoppiamento
tra macchina produttrice del suono e
interfaccia quanto potrà essere portato
avanti? E' auspicabile nella tua
prospettiva artistica iniziare un lavoro
più radicale sul suono partendo
dall'interfaccia?
A.M. Come molti negli anni Sessanta
e Settanta, anch' io ho esplorato
il suono elettroacustico, il suono sintetico,
con un mio interesse specifico nel suono che
riproduce o illude a strumenti tradizionali.
Oggi, quando la qualità di
partenza (dati/campioni o modelli e catene
di sintesi, secondo i diversi metodi in uso)
e anche quella della gestione (interfaccia/controller/automazione)
sono piuttosto elevate, nell ‘utilizzo
sopratutto dal vivo si è verificato
un risultato di qualche uniformità nell'esito
sonoro complessivo. A mio personale avviso per
due motivi : il suono sintetico "richiamato"
dall'interfaccia e poi riprodotto dai trasduttori
/altoparlanti che alla fine reagiscono con l'ambiente,
per sua natura è indiretto. Il secondo è per
l' esiguo numero di compositori che riescono
a pensare "in" strumenti elettroacustici
. Non conosco un concerto scritto appositamente
per il suono di Moog, Buchla o Roland
o Korg, per citare alcuni dei sintetizzatori
più diffusi. Inoltre, la maggior
parte degli strumenti elettronici oggi non sono
sono veri e propri strumenti di
sintesi ma piuttosto biblioteche di suoni e
opzioni per il loro miscelamento ed
elaborazione. Dunque sempre "cocktails",
anche alle volte molto minimal o sobri
"a la nature", ma sempre di "brodo
digitale" riscaldato si tratta. Sono
anni, forse anche più di due decenni, che non
si sentono suoni "nuovi".
L'altra possibilità è l'interfaccia che
non svolge il suo abituale lavoro ma viene applicata
direttamente alla sorgente , come nel Lightning
. Le viene chiesto di fare un lavoro molto delicato,
alle volte ponderoso. Quanto può
essere portato avanti ? Dipende se si riesce
a pensare, a raccontare con queste modalità
che per forza risultano vicine a
un suono "classico" per natura, per
la sua natura, questa volta "fisica"
e di conseguenza sensuale, estetica.
M.C. Quanto l'utilizzo di metafore diverse
da quelle musicali è importante per la tua prospettiva
artistica?
A.M Il più possibile. Molta musica
moderna, come è ben noto, per moltissimo tempo
ha voluto allontanarsi dal racconto, dalla narrazione
, dalla melodia e dal sentimento. Se oggi con
le nuove possibilità , con le nuove sfumature,
sorprendentemente e di nuovo acustiche , vogliamo
" progettare " i nostri
sentimenti, per forza delle cose questi nuovi
territori saranno visti come territori
di inaspettato, sorprendente e ripagante emozione
di ri-trovamento. Chi sa perchè una qualsiasi
forma di invenzione artistica, compresa
quella pittorica e quella letteraria ci porta,
ci dà la certezza di una sensazione
di verita ri-trovata... ?
M.C. Esiste un possibile progetto
di "confusione delle metafore"? Esiste
un simile tratto , anche se debole, nella
teoria artistica degli ultimi 100 anni ... ma
non è stato mai sviluppato...
A.M Intuisco che la domanda è
molto forte e anche molto vasta. Di solito
in un atto amoroso, come quello artistico ,
la " confusione" esprime bene
lo stato dei rapporti tra le parti, le
proporzioni , ecc, per costituire una identità,
un unico soggetto. Una metafora, un modo di
rappresentazione. E' spettacolare
pensare che ci possa no essere opere o
cose in continuo flusso di metafore
e non solo di simboli o di alfabeti
come adesso succede, il "cocktail"
appunto. Forse l'antichità aveva più dimestichezza
con le metafore, con il mondo della rappresentazione,
il mondo di oggi vive in "presentazioni",
al mondo di oggi basta soltanto "presentarsi
" in arte, purtroppo. E poi ci si lamenta
che manca la spettacolarità, l’immaginazione.
M.C. Tutto quello che fai è tecnologico
in qualche modo: qual'e la tua visione della
tecnologia e dell'arte tecnologica (o della
tecnologia artistica)? Tecnologia e arte devono
ridiventare sinonimi?
A.M. Sono proprio convinto che non esistono,
non sono mai esistite differenze. Qualsiasi
cosa si deve fare con qualche cosa. Senza sterco
nella grotta e un osso, come si
poteva tracciare sulla parete... io
ho intorno dei computer, delle fotocellule,
dei telefonini , dei violini e un
pianoforte.
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LE TRAVERSATE DELL’OCEANO ATLANTICO E
DELL’OCEANO PACIFICO A NUOTO OVVERO
IL CONTENITORE PIU’ GRANDE DEL CONTENUTO
(scritto nel 2000 per la rivista
RISK, Milano, diretta da Lucrezia De Domizio)
La metafora del nuotatore che determina
una vita, una fisionomia, figura fisica e comportamento.
Non l’acqua e nemmeno il nuoto sono rilevanti.
Attraversare come verbo, come pensiero, come
determinazione, esporsi e subire il mondo e
i media in una auto-trappola…negli anni 70 usavo
la parola bugia. Una messa in scena, un
disegno.
Un titolo come un’insegna al neon per
capire anche se si può reggere.
Tre anni di preparazione, 12 mostre e
performance tra Milano e New York, tra le quali,
due anni prima del viaggio vero nasce un’opera
teatrale. Sul palcoscenico del teatro Pierlombardo,
una piscina lunga 10 metri dove si racconta
il futuro viaggio.
“Trasformando il palcoscenico in piscina
Misheff saltava premesse di manifesti concettuali
o di ambiziosi ritorni naturalistici, per proporci
semplicemente la creazione di una scenografia,
modellata come l’azione contenutavi, alla Borges,
sulla riproduzione di un avvenimento non avvenuto
e futuribile. Con la consapevolezza, che alla
gente di teatro non sfugge, che questa cronaca
del futuro può assorbire nella sua finzione
tutta la verità dell’immagine da riprodurre,
fino a renderla inutile, o, invertendo i ruoli,
a confinare quell’evento estivo a copia di questa
copia anticipatoria trasformata dalla realtà
del palcoscenico nell’originale unico”- scrisse
Franco Quadri.
Cosi è stato : dal 14 al 19 agosto 1982
da Southampton a New York .Piscina–ufficio,
otto ore al giorno, quattro di mattina e quattro
di pomeriggio. E chi vuole nuotare, anche per
un solo minuto riceve il diploma che attesta
l’attraversamento di una frazione dell’Atlantico.
E l’arrivo, finalmente, sempre in acqua nella
tanica a rotelle sospinta dai doganieri di New
York.
“…Pensandoci bene la traversata l’ho covata
per tutta la vita. E non solo perchè una piscina
in un transatlantico è una cosa bellissima e
come eleganza di concetto è quasi faraonica,
ma anche per altri meccanismi e derivazioni.
Dopo tanti anni posso sinceramente riappacificarmi
sia con Zdanov che con me stesso. In quegli
anni tra tanti slogan ce n’era uno che mi colpi
in modo particolare: “ L’arte è 99% lavoro e
un 1 % talento !”
Mi sembrava più che evidente. Essendo
di natura gracile, mi davo parecchio da fare
per migliorare il mio aspetto fisico. Siccome
poi quel 1 % non era gran che, facevo
lo stesso per la pittura. E le ore per l’atletica,
le rubavo a quelle della pittura. E viceversa.
Ci voleva necessariamente per tutte e due quel
99 % da stacanovista.
Così in me, un possibile futuro cittadino
modello, cresceva un turbamento di tipo generale.
E tale dilemma durò per tutta la vita fino alla
Traversata dell’Atlantico a nuoto.
E adesso, dopo tanti travagli di stili,
mezzi espressivi, frontiere varie, sono felice:
ogni mia bracciata migliora e rappresenta
anche il mio aspetto artistico. Ogni mio dipinto
perfeziona la fluidità del mio stile delfino;
è una simbiosi di arte, sport, esistenza, migrazioni
vere e metaforiche. Chi poteva immaginarlo!
Ne io, ne Zdanov, che può essere contento: con
questa mia opera sono sicuro di aver superato
di gran lunga il 99 %. -
(“ La traversata dell’Atlantico a nuoto” Ed.
Mazzotta, 1982)
Mentre oggi volevo ordinare questi brandelli
di fatti realmente accaduti ho cercato
su Internet il mio titolo. Sono apparsi molti
siti di imprese riuscite negli ultimi 5-6 anni
di atleti francesi, canadesi, con pinne speciali,
gabbie anti-squalo e dotati di ultrasuoni, cibi
speciali. Imprese sponsorizzate e dedicate ad
atti umanitari o altro. Naturalmente il mio
attraversamento si è perso nella nebbia del
tempo, non essendo legato a niente, a nessun
motore, ma non mi sento affatto
plagiato.
“ Il suo mare è l’arte e non il
mare … ecco l’ampio spazio che Misheff chiama
“ le mie bugie”. L’attraversata dell’Atlantico
concretizza e memorizza a lungo l’immagine generale
dell’arte che è una sinusoide tra reale e irreale,
sogno di esistenza quotidiana, una sinusoide
materializzata dal passaggio della superficie
del mare, del superficie del quadro, e da quella
del senso e del significato…Una nave vale tutta
la transavanguardia …” aveva scritto Tommaso
Trini
E anche Pierre Restany in un suo monologo
per l’opera teatrale al Pierlombardo :
“L’assenza dei limiti tra la realtà obbiettiva,
quella della terra ferma, e la relativa velocità
della nave, quella totale assenza dell’assoluto,
perenne referenza, crea l’ humor della faccenda,
ma gli da anche un significato profondo …sarebbe
differente se lo strumento portante di questa
operazione fosse una petroliera. Una gran parte
dell’effetto mitico sarebbe distrutta. La
cosa importante è precisamente questo
fatto turistico.
Proprio attraverso questo turismo mentale
che l’idea di Misheff può progredire e
acquistare la sua vera dimensione. Quella di
un fatto umoristico che conduce a un punto di
filosofia, a un punto di civiltà, un atto morale
in più”.
Sono passati diciotto anni. In che cosa
e come è cambiato il mondo, come siamo cambiati
noi, è cambiata la figura stoica del nuotatore-artista,
figura che riflette il mondo?
1996
AUGURI AGLI ARTISTI
Che la cultura si allontani dal costume
liberale inteso come libertà a pari merito di
tutte le iniziative
e l’azione politica e strategica dell’arte
possa diventare piano piano pratica ordinante
della società
di conseguenza: il bello ha regole. Dentro
e solo dentro di esse l’infinito spettro di
sperimentazioni.. che vuole dire dipingere dentro
la cornice come gli artisti, non meno felici
di noi, dei templi antichi
stabilire urgentemente dogmi “minimi”
affinchè vengano definiti i templi della
Bellezza e i luoghi. Stabilire anche i
criteri etici per cui questo possa accadere
e durare per molto tempo
i rabdomanti cercano i bambini-poeti-oracoli
o li fanno nascere.
e questi una volta cresciuti sappiano
officiare ed amministrare
entrare nel tempio significa perdere l’identità
e non è più possibile scambiare
l’hobby con il destino
e così per i secoli
Che succede? Il nuotatore fermo? No di
certo. Si volta e vede Beuys vicino e
pochi altri. E si chiede sempre più perché
nuotare, mentre il contenitore, i contenitori
nel mondo si sono ingranditi, si pubblicizzano,
si moltiplicano, si interscambiano sempre di
più e sempre meglio. E’ successo nel frattempo
proprio questo : sono diventati tenui e
più timidi i contenuti.
Il tempio di Olimpia appena conteneva
la statua di Fidia di Zeus, forse l’unica anomalia
nella storia in senso inverso. E nonostante
ciò, quest’impostazione che è comunicazione
anche, è durata come si sa per mille anni. Perché
avvenisse una comunicazione duratura era necessaria
una relazione di sufficienza tra il contenuto
e l’involucro. E spesso, nell’arte era benvenuto
il fatto che il contenuto, il pensiero, il progetto,
trasbordasse. Nell’arte e nella vita. Che
significa oggi, il fatto certo che per una qualsiasi
azione uno pensa di prepararsi bene soltanto
costruendo centinaia di tasche-contenitori piene
di cartucce-informazioni? Non è forse anche
il costume diffuso e l’ entusiasmo nel progettare
con grande margine in eccesso ed aspettarsi
una futura escalation di utilizzo di spazi e
di successo di qualsiasi tipo di impresa, tutto
questo ottimismo, obbligatorio quasi, non ci
ha portato puntualmente al deserto delle periferie?
O, analisi, analisi a tutti costi senza
il valore del sublime, dove ci porti?
Nell’Accademia di Sofia si imparava che
gli scultori greci non studiavano l’anatomia.
Contemplavano il corpo, la vita e la forma e
questo era, come si vede anche oggi, più che
sufficiente.
1999
IL CREDO
(senza economia)
In breve tempo
dopo che i filosofi hanno inventato
la distruzione di Dio
e gli artisti hanno creduto
e hanno abbandonato i loro posti
occupati subito da architetti veloci
e sarti
che con la loro acqua per fare bolle di
sapone
all’apparenza innocua
hanno corroso tutto il bello
e il bene di Dio sotto il cielo
e sotto le stelle di sempre,
poco dopo è iniziato un tempo nuovo
di viandanti e attraversatori senza
meta
mimetizzati da turisti
A due giovani artisti, il canadese Sidney
Fels e la giapponese Sachiyo Takahashi il
merito di avermi convinto a cominciare a costruire
una seconda traversata. Partecipavamo in una
rassegna di arte, musica e nuove tecnologie,
Opera totale 4, a Venezia. Subito ci siamo accorti
di volere impegnare i nuovi mezzi tecnologici
in opere forti e coinvolgenti, in quello che
io e per conto mio da un po’avevo chiamato “verità
del sentimento“. L’idea di avere una vasca su
un aereo non aveva più molto senso, ma essere
sospeso tra i passeggeri in una specie di nuoto
virtuale mi sembrava una buona soluzione. Partendo
nel tramonto da San Francisco per Tokio con
la velocità della rotazione della terra, si
produce l’effetto di sospensione del tempo,
un tramonto “intramontabile” di 12 ore e questo
accade normalmente nei voli che seguano questa
rotta. Ma in una traversata a nuoto questo elemento
diventa uno stimolo poetico su misura. Intorno
alcuni artisti, che riescono a creare tracciati
per il nostro futuro dell’arte, della vita.
Visioni, proclami, testimonianze e a differenza
della traversata dell’Atlantico, dove come una
lastra fotografica, passivamente cercavo
di registrare il mondo che galleggia intorno,
quella del Pacifico vuole essere una occasione
altra e nuova. Gli artisti, con chiari contenuti,
idee, progetti, riflessioni. Che di nuovo le
idee diventino più grandi del contenitore.
Cerco artisti oracoli, nuotatori formidabili.
La melodia che è un racconto. E’un disegno.
( Due anni fa al Pierlombardo a
Milano ho iniziato con un concerto “La traversata
del Pacifico a nuoto”).
2000
TECNOLOGIE
Nuota di notte
Ha aperto le antenne
Ha captato musiche lontane e vicine
Debole lampo
E dopo, sull’aereo dei messaggeri, nuovi
progetti si destano nel tramonto sospeso di
dodici ore.
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P.S. Un anno dopo l’attacco delle Torri
gemelle ha reso superflua questa mia seconda
traversata.
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TOP
CREDITS
MUSIC PAINTING
“A WAND” – CAMERA: STEFAN STRATIL
2004
“SWAN”, “PAINTING MUSIC”, “BOW”, “1975”-
CAMERA :ENZO TOSI/ MARCO MISHEFF 2004
PHOTO - GIOVANNA DAL MAGRO 1975
SENTIMENTO ITALIANO
VIDEO - MARCO MISHEFF 2004
SOUND - EUGENE SARBU / A. MISHEFF
MUSIC FROM THE SKY
PHOTO - LUCIANA MULAS 1979, BEPPE BUCCAFUSCA
1979,
SOUND- A.MISHEFF /AMY RADNER 1989
SWIMMING ACROSS THE ATLANTIC
PHOTO OCCHIOMAGICO 1980, BARBARA BASSANI
1982
AMPLIFIED PAINTING
PHOTO - GIORGIO LOTTI 1984, ALZEK MISHEFF
1984
VENICE BIENNALE 2000
“A CONDUCTOR”- CAMERA B. VODEN, EDITING
A.MISHEFF
PHOTO CREDITS VENICE BIENNALE 2000
SOUND -THE SWIMMERS QUINTET
RECORDS
“SWIMMING ACROSS THE ATLANTIC” 1982- 45
vinil, ed. CGD , MILAN
“THE MERMAIDES” 1993, CD, ed Centro “I”,
MILAN
“MUSIC FOR SWIMMING ACROSS THE PACIFIC”,
1999 CD, ed A.MISHEFF
“THE SWIMMERS QUINTET”2001, CD, ed. ALGA
MARGEN, MILAN
COVERS DESIGN – A. MISHEFF
PRESS
“D” /REPUBBLICA 2003 PHOTOS - DOUGLAS
KIRKLAND
ABITARE 1998 PHOTOS - MATTEO PIAZZA
ABITARE 2003 PHOTOS - SANTE CALECA
BIBLIOGRAPHY
SWIMMING ACROSS THE ATLANTIC 1982 COVER
PHOTO - BARBARA BASSANI
AMPLIFIED PAINTING 1983 COVER PHOTO -
GIORGIO LOTTI
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